Libia nel caos, due premier e due parlamenti

 

 Giuseppe Acconcia, 25.8.2014 “Il Manifesto”

Un paese dilaniato. Il Congresso nazionale generale a maggioranza islamista nomina Omar al-Hassi. L’aeroporto di Tripoli nelle mani dei jihadisti. È guerra per il controllo dei media. Il New York Times: Egitto responsabile dei raid su Tripoli

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Egitto ed Emi­rati arabi avreb­bero dato l’ok a raid mirati in Libia. L’accusa, mossa dalle mili­zie jiha­di­ste locali, è stata con­fer­mata ieri da alti uffi­ciali sta­tu­ni­tensi al New York Times. L’Egitto avrebbe for­nito le basi per i raid, men­tre gli Emi­rati avreb­bero con­cesso piloti, aerei e il rifor­ni­mento in volo.

Lo scopo degli attac­chi sarebbe stato di evi­tare ai jiha­di­sti di pren­dere il con­trollo dell’aeroporto di Tri­poli. Tut­ta­via, il governo egi­ziano ha negato ogni coin­vol­gi­mento. Il pre­si­dente Abdel Fat­tah al-Sisi si è mostrato però spesso soli­dale con l’ex agente Cia Kha­lifa Haf­tar, autore del ten­tato golpe «Karama» (Ope­ra­zione dignità), avviato nel mag­gio scorso. La noti­zia dei raid è arri­vata men­tre si teneva al Cairo un sum­mit sulla crisi libica pro­mosso dai paesi con­fi­nanti, dura­mente col­piti dall’instabilità che dila­nia il paese. I par­te­ci­panti al ver­tice hanno appro­vato il piano egi­ziano per la sta­bi­liz­za­zione della Libia che pre­vede il disarmo delle mili­zie e il soste­gno al par­la­mento di Tobruk.

Ma ormai il paese è dila­niato da un’insanabile crisi poli­tica e mili­tare che vede con­trap­po­sti gli isla­mi­sti mode­rati e radi­cali con­tro gli uffi­ciali e i sol­dati, vicini all’ex gene­rale Haf­tar. E così ora la Libia ha due par­la­menti: il primo a Tri­poli, il secondo a Tobruk. E due pre­mier: il filo-islamista Omar al-Hassi, e il filo-Haftar Abdul­lah al-Thinni.

Il primo par­la­mento, il Con­gresso nazio­nale gene­rale (Cng), eletto nel luglio 2012 a mag­gio­ranza isla­mi­sta, non ha rico­no­sciuto il risul­tato delle ele­zioni del 25 giu­gno, boi­cot­tate dalla mag­gio­ranza dei libici. Da allora i depu­tati uscenti hanno più volte ten­tato di riu­nirsi clan­de­sti­na­mente. Dopo le dimis­sioni ras­se­gnate in aprile dal pre­mier in pec­tore Abdul­lah al-Thinni (la cui casa ieri è stata data alle fiamme dopo il soste­gno che ha assi­cu­rato al golpe Haf­tar), il Cng ha nomi­nato un nuovo primo mini­stro, il quarto in pochi mesi, il docente Omar al-Hassi. In pre­ce­denza la Corte costi­tu­zio­nale aveva dichia­rato nulle le deci­sioni del Cng.

Non solo, pro­prio ieri le mili­zie isla­mi­ste hanno lan­ciato tre razzi Grad sull’aeroporto della città orien­tale di Beida, non lon­tano da Tobruk. Qui ha sede il secondo par­la­mento, la Camera dei rap­pre­sen­tati libica (Crl), for­ma­tasi dopo le ele­zioni di giu­gno. Crl è appog­giata dall’ex gene­rale, Kha­lifa Haf­tar. Ieri, il par­la­mento di Tobruk ha nomi­nato un nuovo capo di Stato mag­giore, Abdel Razak Nazuri che ha preso il posto di Abdu­lati al Obeidi.

Men­tre si con­suma la bat­ta­glia isti­tu­zio­nale, si com­batte per il con­trollo di Tri­poli. Le mili­zie isla­mi­ste radi­cali, Scudo di Misu­rata, hanno con­qui­stato lo scorso sabato l’aeroporto della capi­tale. Lo scalo è chiuso dal 13 luglio ed è andato com­ple­ta­mente distrutto negli scon­tri. E così, il suc­cesso del golpe Haf­tar è ancora lon­tano. Sabato aerei dei mili­ziani di Zin­tan, vicini a Haf­tar, avreb­bero bom­bar­dato l’aeroporto di Tri­poli con lo scopo di fre­nare l’avanzata dell’«Operazione Alba», il car­tello di mili­zie isla­mi­ste radi­cali che ha lan­ciato la con­trof­fen­siva al golpe Haf­tar. È guerra poi per il con­trollo dei media. I mili­ziani isla­mi­sti di Misu­rata hanno attac­cato ieri la sede di una tv locale, al-Asima, vicina al gol­pi­sta Haf­tar. Il governo ha invece chiuso due net­work, con­trol­lati dagli isla­mi­sti. Secondo la Rete araba dei diritti umani (Anhri), la chiu­sura dei canali costi­tui­sce una vio­la­zione della libertà di espressione.

In que­sto con­te­sto incan­de­scente, si aggrava lo stato di con­ti­nua minac­cia a cui sono sot­to­po­sti i pro­fu­ghi sub-sahariani. Sono loro i primi a subire ritor­sioni, pagando le con­se­guenze della crisi. Sono soprat­tutto somali, eri­trei e siriani che nell’ultimo mese hanno ten­tato di lasciare le coste libi­che. Par­ti­co­lar­mente grave è il bilan­cio del nau­fra­gio di sabato scorso. Secondo la guar­dia costiera Moham­mad Abdel­la­tif, i morti nel disa­stro potreb­bero essere 250. I pro­fu­ghi erano sal­pati dal porto di Gua­ra­kouzi, a est di Tri­poli, ed erano diretti verso le coste italiane.

La Libia è attra­ver­sata da un’instabilità poli­tica cro­nica sin dal 2011. Sono oltre 1700 le mili­zie pre­senti nel paese, in cui cir­co­lano indi­stur­bate enormi quan­tità di armi, dopo i san­gui­nosi attac­chi della Nato (2011) e la morte vio­lenta di Ghed­dafi. Sin dal suo inse­dia­mento, il fra­gile governo isla­mi­sta di Ali Zei­dan è stato inca­pace di disar­mare i mili­ziani. Lo scorso otto­bre, Zei­dan era stato preso in ostag­gio per alcune ore. Ma la sfi­du­cia per l’esecutivo, tar­gato Fra­telli musul­mani, è arri­vata lo scorso marzo, quando Zei­dan si è dimo­strato inca­pace di impe­dire l’esportazione di petro­lio al cargo Mor­ning Glory da parte dei sepa­ra­ti­sti della Cire­naica. Pro­prio da Ben­gasi è par­tito il ten­ta­tivo di golpe dell’ex gene­rale (cri­tico verso Ghed­dafi) Kha­lifa Haf­tar con i mili­ziani di Zin­tan, che ha con­qui­stato Ben­gasi ma non è riu­scito a entrare a Tri­poli. Dopo le ele­zioni del 25 giu­gno, con una vit­to­ria dei laici e la for­ma­zione del par­la­mento pro-Haftar a Tobruk, le mili­zie jiha­di­ste hanno di nuovo con­qui­stato posi­zioni. A luglio i gruppi radi­cali ave­vano dichia­rato la nascita dell’«Emirato di Ben­gasi», dopo aver preso il con­trollo delle basi delle forze spe­ciali della seconda città libica.